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    September 17

    specchi ed uno

    Freddo, caldo, le sensazini sono così vibranti in questi mesi, in questi secondi, come in questi attimi. Il passato risorge e scompare, una verità nascosta nel mio inconscio va e viene attraverso i miei pensieri esattamente come te nella mia vita che appari e torni. L'intenzione e la loquacità sono estreme ma al contempo una vena di malinconia mi coglie, perché sono stanco di immaginare il tuo sguardo. Voglio la carne, il profumo e l'edera tra i tuoi capelli, come il manto tiepido delle tue parole con le quali asciughi il mio sudore e curi le mie ferite. Forse è questo il principio dell'amore di sè? I più superficiali vedrebbero una dedica ad una donna, ad un uomo perché no, ma a se stesso riflesso dall'immaginazione sulle proprie lenti? Ma se il calore e la carne sono fuori portata al momento cosa è successo? Cosa attendi per fuoriuscire?
    Le condizioni non mancano mai, come le opportunità. Come gli aiuti e le benedizioni. Sarà forse lo sfogo di chi è troppo viziato per alzare il culo dalla sua nottata insonne, o il lamento di chi preferisce sognare piuttosto che vivere. Ma io vivo. Non mi privo di molto. Non sono di certo un monaco di clausura o un No-Man. Nè posso dire che la vita che percorro non abbia sapore. Emotivo e sensibile come sono riesco a trovare piaceri e gratificazioni lì dove solo un'accuratissima vista riesce a scorgere. Non sono incazzato con nessuno in particolare, non odio razze diverse da me (tranne gli accaniti berlusconiani) nè evito le razze diverse da me, inclusi gli accaniti berlusconiani. Ho amici, ma mi sforzo quanto più possibile di allontanarli, o per dirla con maggiore diplomazia, mantengo vivi i nostri rapporti con estenuanti sfide. Perché la paura di perdere è l'unica certezza che ho, anche se su di me influisce di meno che in altri. Provoco con diplomazia e sono incline all'interpretazione statistica dei rapporti, che mi ha concesso il lusso di non patire eccessivamente le perdite, eppure ogni arrivederci che ho detto mi lascia un velo di malinconia nel cuore, come se ogni rapporto possa essere salvabile. Anche e soprattutti quelli che non mi interessano. Inoltre la storia e la vita mi hanno insegnato la pazienza, l'importanza dell'attesa, la speranza che presto o tardi ogni sofferenza è illuminata da un ricordo più vicino.
    Ho una vita sessuale attiva, ben più attiva quella intellettuale però: ma giusto perché sulle 24 ore il fisico è incline alla stanchezza mentre la mente è ben più resistente. Sono circondato di Persone che mi amano e farebbero ogni cosa per me. Sono circondato da persone che provano indifferenza nei miei riguardi, ma quando impari  che puoi fare a meno delle persone che ami, perché mai dovrebbe scalfirti la lontananza di qualcuno che ti è indifferente?
    Non conosco le albe in oriente, questo è vero, ma la mia debole memoria conserva sin troppi ricordi di panorami, e poi dopo quell'alba in volo potrà mai esserci qualcosa di più bello esteticamente? Potrai obiettarmi che dipende da chi ti sta accanto, ma l'immaginazione al riguardo riesce a eludere la mia incapacità pittorica alla van gogh , abbozzando disegni sublimi. In questo caso il termine sublime voglio spiegarlo per i non addetti ai lavori. Dunque con sublime intendo quell'oggetto che si presenta ai nostri sensi che a causa dell'estrema ricchezza di significati e dalla ragguardevole presenza estetica, produce sull'osservatore una ricchezza di sensazioni travolgenti. Ora buttatelo nel periodo di prima se proprio volete capire.
    Ho percorso a piedi in moto in macchina in aereo in ginocchio moltissimi anfratti. Ho dato vita a notevoli artefatti. Ho inciso la mia storia su molteplici menti. Ho dissetato la curiosità di un'infinità di credenti. Ho stupito me stesso più volte, prucurandomi persino un'intrattenibile lacrimazione.
    Ho imparato a far frutto delle mie esperienze ed ho continuato a sbagliare. Ho imparato dai miei errori e qualche volta sono riuscito pure a vincere. Sono stato ferito da te, dal mondo, dal paese dalle circostanze. Ho pianto e mi son lasciato ferire ancora. Ho ferito te, il mondo, il paese e le circostanze e sono stato indifferente, qualche volta, ma ho assaggaito anche il senso di colpa. Conosco il digiuno e la sete. La quiete e la tempesta. L'abbondanza e l'eccesso. Non ho mai uniformato il mio stile di vita alle filosofie di volta in volta esperite, ma ho piegato il mio stile di vita al piacere del conoscere tutto ciò che mi interessava, e qualche volta anche quello che non mi interessava. Ho quaderni di appunti, montagne di parole che implicano mondi sommersi. Eppure mi manca quello sguardo di vergine, anche se lo mostro in ogni circostanza. Sia perché attuo la tecnica della dimenticanza, di me e delle mie esperienze, sia perché la mia sensibilità si presta al vivere forti sensazioni. Ho imparato a scrivere in terza persona, come se non sapessi di far parte dello "spirito", ovvero che le mie esperienze ed i mie pensieri siano condivisi e condivisibili, perché poi per darvi modo di compiere una buona introspezione in me con maggiore facilità, quando ogni pronome è del tutto irrilevante nella funzione della storia del mondo. Sono uno specchio su cui mi affacio ed insieme a me si affacciano tanti altri. Ma per me è sin troppo chiaro risalire dagli altri a me, cose che per gli altri non è altrettanto facile col proprio ego che preme e si espande ed annulla ogni logica interconnessione.
    Davanti a me ho un foglio che scrissi tanto tempo fa, riguardante le mie lacune. Una specie di memorandum del famigerato "io so di non sapere". Eppure non fui sincero nell'evidenziare come ognuna di quelle cose, mi ha attraversato, completandomi in ciò che sono.
    Sono eppure mi manca qualcosa. Vivo eppure i manca l'aria. Ed il cuscino su cui starei sdraiato con te, amore mio (in questo caso, rarissimo, mi riferisco ad una persona esterna da me), non è altro che un palliativo, un saggio rilassamento interno a questo vortice di essere e non-essere. Ma se razionalmente il segreto dello ying e dello yang è inscrivibile in un pensiero razionale e coeso, ed è estremamente semplice accettarsi quanto uccidersi per il SE' presente, dove può proseguire la ricerca della felicità?
    Ma se la felicità è implicita nell'opportunita di vivere questo turbine cosmico, come è possibile epurarsi da questo malessere?

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