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July 14 esorcismi visceraliQuando il passato ritorna con i suoi echi di incompletezza e fa traballare traguardi, o semplicemente ne impone di nuovi, irrealizzabili, utopici, perché guardi indietro con questa malinconia? Come se non fosse una tua scelta il disprezzo e l'odio, l'indifferenza d'aver perduto spiriti evanescenti. Non puoi mai esprimere in una funzione i tuoi sentimenti, puoi dimostrare un attaccamento inaspettato, imprevisto e insieme gettarti con ipocrisia in riscoperte insensate, mai presenti, mai future, come se il futuro potesse davvero esser costruito insieme. E ti cerco mia cara anima perduta in ogni sguardo che mi circonda, dietro ogni velo che scopro con dolcezza, mi aspetto di trovarti più bella e più adulta, scartando attimi di carta e pagine bianche con righe spezzate. Poi in un attimo appari con quell’allegria di sempre, e ti proponi così in ogni forma, in ogni contenitore in cui risiedi, e fai nascere questa malinconia latente, mai sopita, sempre fondante una nuova ricerca. Tornai a valle quel giorno stringendo così tante nuove mani e mi perdevo in occhi immacolati riempiendo di parole l’abisso acceso del mio divenire. Mi sei mancata e mi manchi dolce anima, mi sembra ieri che ti accoccolavi dolcemente tra le mie braccia, quando ero troppo stupido per amarti, e troppo orgoglioso per augurarti buon viaggio. Mi sembra ieri che ridevamo insieme dei nostri tramonti e dei nostri sogni, mi sembra ieri che non riuscivo a procurarti piacere, mentre bambina violentavi te stessa per il solo mio bene. Ritrovo me stesso nel multiforme ardente, nell’infinitesimo nulla e nell’abisso immenso. Perché possiedo me incompleto. La mano scorre quest’oggi molto delicata sulle mie cicatrici, annunciando al buio della desolazione il mio tormento più oscuro, quel grido che mi imponevo di trattenere da anni, esorcizzato, fuoriuscito in un attimo di libertà, prima di trovarti ancora ed ancora in tanti sorrisi. Il sangue filtra e nasconde dentro di me, ma intanto il concetto si incide profondo, ed ogni mia molecola col tempo lo trascina verso l’oggettività. So che in fondo non mi bastano anni per vederti andar via con indifferenza, perché sono legato a quella parte di me che negli anni ho scoperto in te. Sono legato a quel quid che mi cambiò la vita una tiepida sera di settembre. Quanto è dura trattenere dentro di sé i propri sentimenti. Quanto è dura filtrare tutto il dolore. Quanto è dura amarsi e perdersi con indifferenza. Quanto risuona con impeto, il progetto di applicare a te una struttura con cui ferisco ed abbandono gli altri. Perché non voglio mai violentarmi e fare, dire o pensare, solo ciò che liberamente voglio. Ma avviene l’inaspettato, ora che
l’allegria colora le pareti deserte ed il vecchio capisce ed insegna a se
stesso come rincorrere l’unicorno verso il tramonto.
Infatti è bello far quattro chiacchiere ogni tanto proprio con quel mostro. Comments (1)
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